17 Plotino il mignolo e l’Ashtanga Yoga.
17 Plotino il mignolo e l’Ashtanga Yoga.
In Plotino..
nell’ipostasi dell’Anima ci sono le anime individuali segnate da un dualismo tra intelletto e materia simile a quello che c’è tra anima intellettuale e anima del mondo.
Secondo una sua teoria l’anima non discende per intero nei corpi ma una parte rimane nell’intellegibile ( il regno dove condividono l’Uno, l’lntelletto e l’Anima).
Plotino praticamente vuole dirci che le anime conservano sempre un contatto con il livello superiore.
Il compito morale della anime individuali è quello di ricomporsi con l’Uno. Come dire “tendere a ritornare alla sorgente”.
Ciò è possibile attraverso l’arte, l’amore, la filosofia. Bisogna raggiungere l’estasi, una sorta di comunione mistica nella quale l’anima perde la propria individualità e diventa tutt’uno con il principio.
Lo Yoga nonostante sia un Darshana (sistema filosofico) duale ha tantissime connessioni con il monismo tipico di Plotino.
La parole stessa nella radice sanscrita "yuj" riporta alla condizione d’unione o legame ma anche e soprattutto al percorso che porta a questa “unione”!
Questo percorso è noto come “degli otto passi” (Ashtanga) che segue lo yogi nel cammino spirituale (Shadana)e che termina con il "Samadhi".
Ovvero termina con "l'unione" tra meditante e l’oggetto della mediazione.
In sintesi, l'anima si fonde con la coscienza cosmica (chiamiamola Dio se vogliamo).
Lo Yoga comunque rimane un sistema duale perché spiega la realtà che ci circonda divisa tra Purusa (coscienza immutabile) e Prakriti ( natura in cambiamento), questa alternanza da vita al mondo manifesto e alla sua finzione (Maya). Finzione in quanto le due cose l'individuo le percepisce separate.
Lo yoga praticamente non si fa la domanda finale! Non si chiede chi c'è dietro a questo dualismo, coscienza-natura, non si chiede praticamente chi è l'artefice!
A questa domanda invece risponde un altro Darshana molto vicino a quello dello Yoga : L'Advaita Vedanta!
Sistema monistico fondato dal teologo Indiano Adì Sankara (intorno all’ottavo secolo ) e nato all'interno della grande scuola Vedanta che fa riferimento alla parte finale del Veda e riconosce in Brahman l'unicità del mondo manifesto.
Ovvero che tutto quello che compone l'universo è semplicemente la stessa cosa, la percezione della separazione che ha l'individuo è completamente falsa e attraverso un indagine (cognitiva nel Vedanta , più fisica invece nello Yoga) si può ottenere la liberazione dal ciclo delle rinascite, oramai non più necessarie perche' l'anima è tornata alla fonte.
In tutto questo lo yoga che oggi pratichiamo ha un collocazione ben precisa.
Krisnamacharya rielaborò infatti le antiche pratiche di Hatha Yoga per riproporle nel contesto sociale in cui visse.
Ricordiamo sempre che L’Hatha Yoga (pratica d’azione con il corpo) rimane sempre un trampolino di lancio per lo Yoga “mentale”, quello dell’indagine cognitiva noto anche come Jnana Yoga (auto-indagine, riflessione e studio).
Il cardine dell' Ashtanga yoga che pratichiamo e' rimasto invariato, ha le stesse dinamiche di quel’ Hatha Yoga sorto nei contesti medioevali orientali.
Infatti eseguiamo sequenze di movimenti con precisi schemi respiratori per fare gradualmente esperienza del Prana che ci attraversa. Il Prana regola il nostro corpo e la sua corretta gestione consente all’individuo di vivere in salute. Lo Yogi si concentra molto sullo stato di salute perché in caso contrario “la malattia” (intesa come mancanza di condizione ottimale ) rappresenta un ostacolo alla concentrazione.
Se c’è una condizione di “malattia” infatti la mente è focalizzata costantemente su quella, e’ costantemente distratta.
Se manca la concentrazione ottimale non potrà mai esserci quindi il fondamentale passaggio successivo che nasce con la meditazione e l’assorbimento finale nella contemplazione del Se’ ( che altro non è che il Brahman della visione del Vedanta).
Riporto infine un osservazione su quello yoga che oggi tanto spopola in Occidente.
Lo Yoga “posturale” con le varie elucubrazioni.
Ovvero quello che pone troppa enfasi sull’aspetto biomeccanico del corpo finalizzato ad allineamenti o tecniche varie di rilassamento.
Sei il nostro obiettivo è quello, sarebbe meglio rivolgersi a pratiche piu’ vicine alla nostra dimensione occidentale come la ginnasticaposturale, il Pilates, la calistenia o le tecniche Mindfullness.
“Asana che fanno bene o asana pericolose che fanno male” sono solo speculazioni inutili su pratiche che nascono con scopi completamente diversi.
L’eccessiva attenzione agli allineamenti o le varie coreografie che portano a un idea estetica precisa sono semplicemente estranee allo yoga come percorso di auto-riflessione.
Guardando con occhi inesperti l’Ashtanga Yoga che oggi pratichiamo, si potrebbe cadere in inganno e pensare che rientri in una di queste ultime tipologie. Vista da fuori sembrerebbe una sorta di work out pseudo spirituale.
Non è così, è solo un metodo graduale di auto riflessione sul proprio corpo che negli anni porta il praticante a spostare l’attenzione da un piano fisico energetico a un piano più sottile di auto-analisi cognitiva.
Guadagnare un drop back, la posizione in equilibrio sulle braccia, mettere un piede dietro la testa non è un traguardo o il raggiungimento di chi sa quale abilità.
È semplicemente la conseguenza di un percorso di lunga data che forse ci ha fatto capire meglio qualcosa sulla nostra personalità.
Forse dopo aver sviluppato la capacità di fiducia necessaria per scendere nel ponte dalla stazione eretta ci rendiamo conto di essere più fiduciosi anche verso il prossimo.
Stare in equilibrio sulla testa forse ci ha insegnato a vedere la vita da altre prospettive, a prenderci il tempo che ci serve senza dover correre continuamente dietro agli impegni della giornata.
La mediazione verso l’auto-riflessione avviene sempre a partire dal corpo perché quello che noi chiamiamo in occidente “mente” e che reputiamo stanziale nel cervello, per la visione dello Yoga e’ in realtà in ogni singola cellula del nostro corpo.
La mente, la consapevolezza, la coscienza o chiamiamola come ci pare e’ anche nel mignolo dei nostro piede.
Buona pratica.
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