05 Ashtanga Yoga e Ahimsa

Il testo di riferimento per loYoga Darshana è lo “Yoga Sutra” di Patanjali.
Testo di 200 sutra circa diviso in 4 capitoli.
Nel secondo capitolo è illustrato il “cammino” che porterà lo yogi verso la chiarezza mentale e l’abbattimento del velo illusorio che è causa della sua sofferenza terrena. Questo percorso è suddiviso in due macro aree.
La prima di carattere grossolano  composta da quattro segmenti:
> yama: osservanza di norme di comportamento etiche verso gli altri.
> niyama: osservanza di norme di comportamento morali verso se stessi.
> asana: le posizioni del corpo
> pranayama: il controllo del prana.
La seconda più sottile composta da altri quattro segmenti :
> pratyahara: l'introspezione e il ritiro dei sensi,
> dharana: la capacità di concentrazione.
> dhyana: la meditazione.
> samadhi: unione dello spirito individuale con lo spirito universale.

Questi otto punti definisco quel noto percorso che Patanjali chiama dell’Ashtanga Yoga!

(Da non confondere con l’Ashtanga Yoga che pratichiamo oggi e che altro non è che una forma di Hatha Yoga ricodificaro con il supporto del Vinyasa intorno al 1940 da T. Krishnamacharya e poi diffuso in Occidente dal suo allievo P.Jois).

Yama e Nyama sono le radici del percorso dello yogi.

Più saranno forti e maggiore sarà la capacità di resistenza ai venti  di tempesta della vita.

Gli Yama ci aiutano nell’affrontare il rapporto con il prossimo, i Nyama invece indicano la strada nel percorso individuale verso la quiete dell’anima.

Il primo  Yama  è Ahimsa: la nonviolenza


Nonviolenza verso ciò che hai vicino e ciò che hai intorno questo è ahimsa

La violenza non può albergare in una mente quieta. Quando viviamo schiavi dei sensi e in funzione del loro appagamento è facile che la mancanza della loro soddisfazione sfoci in un istinto violento.

Questo può accadere a livelli superficiali e influenzare solo i nostri pensieri oppure a livelli più profondi e guidare la violenza nelle nostre azioni dirette verso il prossimo.

Una mente stabile in uno stato unitivo (yoga) che comprende piuttosto che separare ed escludere ha la capacità di eliminare alla radice qualsiasi atto violento sul nascere.

La pratica della disciplina yogica richiede al praticante un costante sforzo di non violenza affinché nel tempo la propria anima  si stabilisca in questa condizione in modo autonomo.

Arriverà un giorno che non mi sforzerò più di essere “Non violento” perché quello ormai sarà diventato lo stato del mio essere.


Nel’ Asana ahimsa ha una duplice rilevanza.

Da un lato le richieste della mente verso il corpo devono continuamente tenere conto delle reali condizioni fisiologiche dall’altro evitare che l’esecuzione di una posa sia al servizio di un appagamento egoico.

Voglio fare quel asana per aiutare la mente a quietarsi e conservare la salute o lo voglio fare per identificarmi con la mia capacità di eseguire quell’asana?


Un praticamente avanzato è spesso identificato come colui che è in grado di eseguire asana complessi.

Sicuramente se è avanzato nella pratica sarà in grado di farli ma non è detto che ne abbia bisogno.

L’ asana non è un obbiettivo da raggiungere ma solo un “dato di fatto”.

Se la pratica è costante e duratura allora l’asana potrà apparire tecnicamente è fisicamente complesso.

Quando ricerco l’asana per soddisfare il mio ego ahimsa non è presente.

Quando lo Yogin attraverso a pratica e la disciplina nel cammino degli 8 rami dello yoga (Ashtanga Yoga)comprende di essere “parte dell’oceano e non una sola goccia “ in quell’ istante non ci sarà piu sforzo nella ricerca di ahimsa perché lui sarà “AHIMSA”!

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