06 Raga e Tapas
Patanjali nel sutra 2.7 afferma che :” l’attaccamento (Raga) è l ‘attrazione che segue l’esperienza del piacere”.
Indica con “Raga” un afflizione (Klesa) che porta l’uomo a uno stato di tristezza e angustia. Raga nello specifico è “l’attrazione che consegue all’ esperienza del piacere”.
Ovvero volerne un altro ma non per bisogno ma per la semplice soddisfazione del piacere. Un po come quando vogliamo la seconda birra ma ci basterebbe la prima.
Questo subdolo giochino della nostra mente porta spesso anche la pratica degli asana fuori strada...
Quando cerco di eseguire qualcosa di sempre più complesso per appagamento egoico (sono felice perché son bravo a fare una cosa difficile) sono vittima di Raga.
E allora perché devo cercare di rendere più complessa la mia pratica e fisicamente più difficile?....perché non limitarsi a una manciata di asana che tengono in salute il mio corpo?
Semplicemente perché questo allena la mia disciplina nel cercare di farlo!
Anche qui Patanjali è preciso come un bisturi quando nel primo sutra del Sadhana Pada ci ricorda che :”La parte pratica dello yoga è la disciplina,lo studio del se’ e aprirsi alla realtà immateriale.”
Riuscirò un giorno a eseguire l'asana piu' difficile di tutti ? Si,no,forse...
Che importa!...la giusta domanda è..:Il processo per arrivarci è stato utile a coltivare la mia disciplina (Tapas)?
Anni fa incontrai ad Amsterdam un insegnante che a fine pratica mentre chiacchierava con gli studenti fece una giusta osservazione:
“ …esistono circa 8000 asana in base a quanto scritto nei testi antichi.
Fondamentalmente si dividono in due categorie. Quelli che fai, e quelli che non fai! Poco importa in che modo li dividi”.
Gli Asana sono soprattutto un “dato di fatto”. La conseguenza di “da quanto, per quanto e in che modo pratichi”. Nulla di piu.
Il fine principale è favorire la disciplina (Tapas).
Solo una mente e un corpo disciplinati possono albergare in uno Yogin.
Ma se guardiamo meglio Tapas cos è?
Altro non è che il coraggio di non essere vittime .
È disciplinare la mente. La mente è una scimmia che salta di albero in albero seguendo tutti i suoi desideri ed evitando tutto ciò che la disgusta o che le fa paura.
Tapas sono quelle tecniche che tengono a freno, educano e gestiscono i nostri desideri e repulsioni. Identifichiamo noi stessi con i nostri gusti, le nostre paure, le cose che ci fanno piacere o dispiacere . Nello Yoga queste sono illusioni e finché assecondiamo in modo automatico i desideri e le paure della mente siamo infelici e bloccati . E’ solo quando riusciamo ad andare oltre i nostri “gusti” che accade qualcosa di magico .
Preparare la mente ad uscire dalla zona di confort...
La magia accade quando usciamo dalla nostra zona di sicurezza , dai nostri gusti , dall’idea “questo non fa per me”. I nostri gusti sono illusori e spesso sono solamente un peso .
Disciplinare la mente per aprirsi un nuovo mondo di possibilità .
Tapas sul tappetino.
È srotolarlo e non farsi troppe domande, lo dico sempre agli studenti.
Non farsi prendere dalla pigrizia. Spesso la cosa più difficile è battere la mente che vorrebbe poltrire. Una volta iniziato a praticare infatti tutto è più facile e spesso i 10minuti che avevamo previsto per fare due saluti al sole diventano un ora!
E’ come se la fatica e lo sforzo purificassero in un centro senso mente e corpo.
Con una pratica che ci permetta di raccogliere il nostro fuoco interiore superando pigrizia ed inerzia, diventando così attivi e indipendenti dagli altri per la nostra propria salvezza, unici responsabili del nostro destino.
Negli stadi iniziali della pratica molte energie dovranno essere impiegate per superare le resistenze a questo impegno e ciò provocherà disagio. Perseverare nonostante il disagio è tapas.
Srotolarle il tappetino quando la scimmia della mente dice di no è già Tapas!
La mente quando pratichiamo è costretta a dissolversi.
Deve farsi da parte. Nel tempo riusciamo a praticare senza pensare a niente.
Diventiamo sovente pura concentrazione.
Questa cosa di “non pensare” alla mente non piace. È fatta per quello!
È come se chiedessimo allo stomaco se è d’accordo a digiunare!
È per questo motivo che cerchiamo d’inventare mille scuse per non praticare.
E spesso solo la pratica di gruppo guidati dall’insegnante ci smuove.
Il praticante inizia ad essere avanzato non quando sta sulla testa ma quando pratica con se stesso con devozione e disciplina.
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