01 Darshana!

Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya. Vediamoli!!
A cavallo del VI sec. A. C. (Durante il famigerato periodo assiale ) nella cultura indiana si ha una svolta importante con l’inizio della codificazione dei “sistemi di pensiero”…: i darshana.

I 6  più autorevoli, nati per dare una sistemazione  logica  al complesso pensiero indiano sono: 
Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya.

Ognuno ha una sua “visuale”, la propria interpretazione dell’ immane patrimonio filosofico che erano stati gli antichissimi Veda e le Upanishad.
L’autorevolezza della testimonianza diretta, rivelata, dei testi vedici viene mutuata dalle scuole ortodosse come il Samkhya, lo Yoga e il Vedanta.

Lo yoga ha radici proprio nella conoscenza diretta dei saggi veggenti, i Rishi. 
Le diverse “visioni” si svilupparono intorno a diversi centri di attività filosofica e attraverso più generazioni, mentre le loro dottrine vennero enunciate sotto forma di brevi aforismi (i sutra).( I famosi Yoga Sutra di Patanjalii di cui quasi tutti abbiamo sentito parlare).
La letteratura dei Sutra ha un carattere essenziale. Qualsiasi ripetizione è evitata a favore di sintesi e concisione. Questo, però, rende difficile oggi la comprensione dei Sutra in assenza di  un commento.
A parte alcune comprensibili divergenze, diversi sono i punti fondamentali su cui concordano i sei darshana di cui parliamo.
Quello fondamentale:l’importanza che viene attribuita alla teoria della conoscenza.
Tutti  condividono la concezione evolutiva dell’universo. 
Creazione, conservazione e dissoluzione si susseguono incessantemente, ma ogni volta ad uno stadio di maggiore evoluzione attraverso il quale l’umanità procede verso il suo sentiero di realizzazione, in accordo con le leggi che governano l’universo.

Ammettono  tutti la rinascita. 
“Le varie vite di ciascuno sono come perle che si infilano a formare la collana della Vita.”
La  morte  non è mai una fine o un ostacolo, quanto invece l’inizio di nuovi passi.
“Lo sviluppo dell’anima è un lungo processo, benché intervallato dal periodico battesimo della morte.”
 Un importante punto condiviso da tutti  è l’obiettivo della liberazione o moksa, sinonimo di realizzazione e senso profondo del percorso umano.
La liberazione è emancipazione dall’ignoranza (avidya ) e dall’illusione da questa generata circa l’essenza e l’apparenza. 
È superamento del dolore e acquisizione dell’eterna Beatitudine, propria della nostra natura spirituale. 

Questa liberazione è nel superamento dell’ingannevole individualità: “come l’onda che scioglie nell’oceano la sua apparente individualità ”
“Lo yoga Sutra” di Patanjali è riconosciuta come l’ opera più antica che tratta lo Yoga. È la codifica delle informazioni pervenute per via orale fino ad allora.
Patañjali fu in realtà  l’interprete dello Yoga Darshana più che l’autore nel senso più occidentale. 

Non è comunque così importante dare un nome a chi ha messo per iscritto una conoscenza antica di derivazione extra  Vedica.
Ma come  funziona la sistemazione della realtà manifesta del punto di vista dello Yoga?
Partiamo da qui:
“Quando penso di essere ‘solo’ questo corpo e questa mente nasce la mia sofferenza”.
Il mondo che osservo sarà sempre incompleto perché manca la coscienza (che non può osservarsi) un po’ come l’ occhio...non si può vedere da solo! Ma son certo che esiste se no come faccio a vedere?
Noi pensiamo di essere separati da tutto il resto perché ci identifichiamo.
Nel corpo (che produce sensazioni fisiche) e nella mente (che produce pensieri).
Infatti che altro potrebbe fare? Se lo stomaco è pensato per digerire il cibo, la mente per produrre pensieri! Non credi?
Il succo sta nel:”Penso che il corpo sta nel mondo, che la mente sta nel corpo e che la coscienza è nella mente!” 
Eccolo!…questo è l’ errore fondamentale che sta alla base.
La coscienza non sta solo nella mente...nell’ errore di percezione  mi identifico con un “IO” che mi sembra separato dal resto del universo, e quindi soffro perché divento EgoCentrico!
“Penso di essere un onda e non capisco che sono anche l’ acqua del mare...”
Semplice capirlo, difficile farne esperienza.

Per capire o meglio per “vedere” come stanno realmente le cose...è fondamentale il silenzio della mente...spegnere le chiacchiere della mente.
Ridurre al massimo il chiacchiericcio di fondo dei nostri pensieri.
Immaginiamo di andare al cinema.
Inizia un bel film, il film è talmente coinvolgente e ben fatto, pieno di effetti speciali, è in 3d....all’ ingresso ci hanno anche dato gli occhialini.
Piano piano vengo talmente rapito dalla storia che mi emoziono e mi identifico nel protagonista. Addirittura mi viene da piangere nella  scena dove parte per lo spazio e non so se tornerà !

Stiamo male perché ci identifichiamo, ma la realtà è che se spengo il proiettore lì sotto c’è un semplice telone bianco!
Se spengo le chiacchiere inutili lì c’è solo uno spazio bianco.
Banale?...si forse dà capire intellettualmente ! Ma difficilissimo da accettare o farne esperienza!
E allora lo yoga cosa cavolo e’? A cosa serve? Perché lo faccio?....come posso fare per capire che quello è solo un film?
Lo yoga è cercare l’ interruttore che può spegnere il proiettore.




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