09 Lo yoga è inutile…

 Lo yoga è inutile…


Una  parte di noi resta sempre da qualche altra parte. Dove?

Le anime secondo Platone e i suoi seguaci conservano sempre un contatto con il livello superiore.

Il compito finale  delle anime individuali per Plotino  è quello di ricomporsi con l’Uno. 

Ciò è possibile attraverso l’arte, l’amore, la filosofia, e …potremo aggiungere, chiedendo a Schopenhauer…la musica, o a Sant’ Agostino la preghiera, o al nostro Patanjali lo yoga, e via dicendo.

La danza, la riflessione, la contemplazione insomma…tutto ciò che apparentemente è inutile.


Praticamente raggiungere l’estasi è una sorta di comunione mistica nella quale l’anima perde la propria individualità e diventa tutt’uno con il principio.

Avvicinarci all’inutile piuttosto che al produrre qualcosa. Per poter capire il tutto.



 Nei giorni che non sto fisicamente al meglio mi viene un gran senso di consapevolezza, comprensione e apatia.

Come se il sentirsi stanco o debole ti porti a deporre le armi per arrendersi all’evidenza della semplicità delle cose.

Accade soprattutto quando non sono per nulla produttivo, ma fragile come un crine.

Mi  son fermato di ritorno a casa in una ventosissima spiaggia, la luce surreale mi faceva sentire piccolissimo e solo. 

Ma non mi sentivo triste, più malinconico con un senso di solitudine consapevole che  penso appartenga ad ogni individuo se solo si guardasse intorno attentamente.

Oggi è uno di quei giorni che spesso mi incanto sui dettagli; come se anche un oggetto inanimato fosse in continuo movimento è fatto di piccolissimi puntini come formiche. Come se vedessi quell’ oggetto nella sua unicità rispetto a tutto il pianeta.

È così radicalmente passo rapidamente dall essere insensibile a tutto a percepire tutto in un istante. 


Mentre faceva buio ho trovato un tramonto che mi ha fatto sobbalzare tanto era incredibile! Come se piovesse luce grigia sul giallo più bello di sempre.

Un livello di bellezza non comprensibile dall uomo. Mi ha commosso talmente tanto che non ho pianto per niente, tanto era incomprensibile per me quel livello di grandezza e splendore.


Per capire L’Unità devi vivere ogni istante con presenza costante ( pensi solo all’istante che sta accadendo) non avresti mai tempo di pensare all’ istante successivo o a quello appena passato.

È propria questa l’unica condizione che  ti permette di capire che tutto è scritto da Dio (o chi per esso) e noi non abbiamo alcun libero arbitrio.



E poi c’è il Dharma… perché insomma facciamo parte di um disegno anche se non abbiamo consapevolezza,  se siamo disposti ad accettarlo alla fine ci agguanta sto Dharma!

Se ti fermi ad ascoltare capirai quel è il tuo.

Dharma è il tuo compito. Dharma è capire come cambia il tuo compito durante la tua vita. Non è detto che tu capisca facilmente quale è il tuo compito.

Spesso i sensi e le false sicurezze ti portano fuori strada.

L’attaccamento alle false sicurezze economiche e’ una delle peggiori condizioni che non ti fanno capire il tuo vero compito.


C’è un tempo in cui il Dharma è una bicicletta, calciare un pallone, studiare la geometria, fare una brutta Università, fare il genitore, guidare una rivoluzione, aiutare il prossimo, osservare se stessi, fare al meglio il lavoro che amiamo o che odiamo, ritirarsi per riflettere, morire.


Un ricercatore spirituale sta sempre a cercare. Ma cosa cerca se non il suo Dharma?


Il saggio Vasistha ci ricorda che per essere liberi già in questa vita non è necessario seguire un Dharma particolarmente autorevole.

Basta semplicemente seguire il proprio.

Anche se a volte cadiamo nell errore di imitare quello di qualcun’ altro.

Krishna a ricorda ad Arjuna che è sempre meglio compiere  (eventualmente anche sbagliando) il proprio compito piuttosto che essere perfetti in quello di qualcun ’altro.




Ma torniamo al pensiero…

 “Così la nozione dell'universale nasce sul terreno di un'analisi morale dei princìpi informatori della nostra condotta.”

Socrate cercava una definizione di quei princìpi perché era convinto che chi sa qual è il comportamento da seguire, senz'altro lo segue, e che, se si agisce male, ciò avviene per ignoranza. 

L’ignoranza accade quando sei preso dal produrre e non rifletti. Non ti fermi un secondo a fare niente, ad essere inutile.


Quindi "nessuno pecca volontariamente", ma erra perché non coglie il principio da seguire. La cosa può esser vera, se s'intende un cogliere quei principi non astrattamente, bensì con adesione piena.


Gli interessi di Socrate erano, dunque, di ordine essenzialmente morale; merito di Platone sarà poi di accorgersi della fondamentale importanza del tipo socratico d'indagine.

E non solo per l'etica, ma per tutta la scienza, e di rendere esplicita, nella teoria delle "idee", quella nozione di "universale" che Socrate aveva usato in modo semplice.

Platone rende “utile” la filosofia non da un punto di vista produttivo! Bensì in chiave introspettiva.


L’indagine Socratica del “conosci te stesso” ,serve anche a  smuovere nell’ altro la rivoluzione del conoscere se stessi.

Non devo convincerti di qualcosa, sarai tu ad abbracciare la verità se solo ti fermi un attimo ad osservare l’evidente Unione di tutto.



L’ Ashtanga yoga la ripetizione senza senso…

La bellezza  dell’ inutile, fine a se stesso, la dittatura dell’utilità rende l’esperienza dell’ inutile un modo gioioso  e ribelle di stare al mondo.

Praticare Ashtanga yoga è un modo ribelle di stare al mondo?

Forse.


Indagare come ti comporti dietro una difficoltà? Qual è la tua abitudine nel quotidiano ?

La pratica è il riflesso del tuo modo di affrontare il quotidiano.

È un luogo in cui sei te stesso (soprattutto nella pratica da soli) e non puoi mentire.

Leggendo Kant ho ritrovato una similitudine incredibile con la pratica yoga.

È un po’ come il tribunale …dove  per Kant la ragione è sia giudice che imputato, per lo yoga la mente diventa sia giudice che imputato.

Affinché sopraggiunga la chiarezza Patanjali è preciso e essenziale:

ci vuole disciplina e abbattimento del chiacchiericcio di sottofondo.

La pratica costante e autonoma per questo motivo è difficile!

La mente viene messa sul banco degli imputati da se stessa.

Questo “processo” porta alla chiarezza e successivamente forse alla serenità di spirito.


E poi a volte ci sono anche i giorni difficili.

Magari sei  stanco perché sono diverse notti che non stai bene e dormi poco.

Decidi comunque di salire sul tappetino consapevole che la pratica sarà con bassa energia.

Anche la mente è stanca e non ha voglia di chiacchierare, gli asana scivolano silenziosi uno dopo l’altro uniti dalla fiamma bassa  del respiro.

Sei vuoto ma lasci che il corpo faccia quello che conosce da tempo, e quasi ti stupisci della facilità di alcuni asana quando la mente volente o nolente  è messa da parte.

Ma quando arrivi alla fine e ti lasci andare in savasana tutto è diventato chiaro e limpido.

È allora che vedi quanto sei piccino nel mondo. Quanta tenerezza e dolcezza c’è dentro al cuore che smette di piangere.

Sorridi di te stesso e della leggerezza dei tuoi timori e pensieri nella luce dell’ universo.

Ci siamo per vivere solo un esperienza e nulla più .

E questo lo puoi trovare solo nel momento che, ti renderai inutile, fine a se stesso, a quel disegno già scritto.

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