12 Il Vizio e lo Yoga
12 Il Vizio e lo Yoga
/vì·zio/
sostantivo maschile
“Pratica del male, intesa soprattutto come abituale incapacità del bene (è concetto diametralmente opposto a quello di virtù ).”
C’è una bella differenza tra il vizio e l’essere schiavi dei sensi.
Un vizio è un semplice attaccamento a un abitudine che in quanto tale ci da una falsa idea di sicurezza.
Bevo il caffè, ad esempio, un gesto che in se è poco importante. Un gesto che da una costruzione di giornata insieme ad altri vizi e abitudini.
Probabilmente questo vizio in alcuni casi stimola una chimica del corpo sottile che crea anche una banale dipendenza. Un po’ come il cane di Pavlov nel comportamentismo che salivava nel sentire il campanello del pranzo.
Il sesso non è un vizio se vissuto come un esperienza. Le nostre anime non hanno bisogno di vizi ripetitivi ma di esperienze si. Un caffè è sempre uguale, il sesso no….si spera…se invece è ripetitivo e basato sul solo orgasmo diventa un caffè.
Il vizio di per se non è una grosso problema, possiamo esserne consapevoli ed andare oltre.
Consapevoli della natura “viziosa” dei nostri giorni moderni. I vizi sono alla portata di tutti, il loro appagamento non richiede in fondo grandi sforzi.
La cosa importante è che non si trasformino in dipendenze o attaccamenti.
Anzi spesso possono essere utili come test..
Ad esempio bevo abitualmente 3/4 caffè al giorno. Mi rendo conto che aumentano la mia attenzione e mi danno un po’ di energia. E’ vero, chimicamente questo è un degli effetti della caffeina, inoltre l’ aroma e il gusto appagano i sensi.
Bene allora, è interessante di punto in bianco eliminare il caffè dalla mia vita, senza nessun preavviso e motivo.
E’ utile per osservare in modo distaccato la reazione della mente alla mancanza di un abitudine.
Potrei fare lo stesso esperimento con le sigarette, i dolci, l’’alcool, l importante è che sia qualcosa che mi da un appagamento immediato. Tipico infatti dei vizi.
Fare da testimone alla privazione del superfluo è interessante.
Ma il superfluo cos è ? In base a una prospettiva più ampia potremo estendere questa accezione a qualsiasi cosa.
Tutto è superfluo!! Nulla è veramente indispensabile. Una casa, un auto, un lavoro, il cibo! Neanche la nostra vita è indispensabile!
Quella di nessun individuo è realmente indispensabile.
La morte potrebbe essere un grande test per osservare la mancanza dell’ abitudine più grande : la vita.
La schiavitu dei sensi invece, è un vizio esteso ininterrotto.
La dipendenza dall’ attaccamento del piacere dei sensi è il costrutto falsato dell’ esistenza di molte persone.
Non un male, perché in realtà chi la vive non ne ha consapevolezza.
La schiavitu’ dei sensi è l’inganno piu grande. Distorce la realtà del mondo.
E’ di certo un inganno, ma è anche necessario.
Necessario perché senza i sensi non possiamo fare esperienza.
Senza l’ esperienza il mondo non esisterebbe.
Per quando ripetitiva e limitata nei sensi l’ esperienza è comunque necessaria in quanto consente alla ragione di rimanere con i piedi per terra.
Per comprendere realmente il mondo manifesto dobbiamo avere i piedi per terra.
La ragione vive solo grazie ai sensi e può’ cosi percorrere un cammino di evoluzione.
Anche Kant aveva bisogno di passeggiare per riflettere, la mente non può per sua natura vivere in un mondo fatto solo da se stessa, in quanto è mente ogni cellula del nostro corpo, organi di senso compresi.
E facile però che si passi la vita ad appagare i sensi invece di metterli al servizio dell evoluzione dell’ anima che fa esperienza.
Posso anche passare la vita a lavorare per guadagnare dei denari .
Questi appagheranno la mia lussuria, la mia avidità, la mia gola ,il potere, il senso di comodità e agio. Non voglio provare dolore attraverso i sensi e faccio tutto affinché loro mi procurino solo piaceri.
La maggior parte delle persone vive in questa condizione convinta che sia la migliore.
Muore infelice e triste perché questo modo di agire inevitabilmente ti porta a credere che una volta che i sensi muoiono non starai più bene.
Ci attacchiamo alle cose perché oltre ai tanti attaccamenti costruiamo quello piu grande e comune a tutti. La paura di morire. Attaccarsi alla vita e a ciò che per noi la rappresenta. Ciò che abbiamo, familiari compresi. Non solo di cose materiali si attaccano i sensi. L’amore per un figlio cos’ altro è se non un livello massimo d’ attaccamento ?
Abbiamo paura di perdere tutto perchè non riusciamo a vedere il mondo da un altra prospettiva più grande.
Rimaniamo legati al misero mondo che la nostra mente ha costruito.
Il mondo è fatto delle nostre volontà direbbe Schopenhauer.
La morte se fossimo svincolati dai sensi come fa a farci paura?
I sensi possono preoccuparsi di ciò che ci accade in vita. Perche’ dovrebbero riuscire a spiegare, o risolvere ciò che alla vita non appartiene?
Perché non ci fa paura ciò che c’era prima della nostra vita ? e ci fa paura ciò che c’è dopo?
I sensi ingannano, l’inganno è nei sensi. Nel momento che sono in grado di osservarli in modo distaccato diventa evidente il processo in atto.
Uscire da questo schema …o comunque impegnarsi a farlo è lo Yoga.
Inizialmente anche lo yoga è vizioso, procura piacere dei sensi. Ci rilassa, ci ricarica. Ci fa percepire le nostre emozioni, ci rende più sereni perché ci ascoltiamo con più attenzione. Questo stato di benessere da dipendenza, come i vizi appunto!
Ma in fondo, nel tempo , osservando gli effetti a lungo termine, yoga e’ andare oltre la pratica. Far diventare da prima noi stessi spettatori della nostra pratica e poi spettatori della nostra vita.
Che non vuol dire vivere da apatici e o da stoici, vuol dire invece vivere consapevoli con una visione più grande.
Come direbbe Vasistha a Rama :” il cambiamento avviene, quando l'anima individuale si fonde con l'assoluta libertà, in modo che sia possibile, essere in questo mondo, ma non di questo mondo”.
Lo yoga nel tempo insegna ad osservare in primis con distacco l’ asana.
Se questo non accade rimane solo uno stretching benefico.
Osservare noi stessi e i nostri pensieri da fuori e poi osservare il mondo intero in modo distaccato ma consapevoli di farne parte.
Per questo tutto è come deve essere.
Il mondo non è ma si fa! Diceva Hegel! Non mi piacciono gli idealisti come
lui nella storia della filosofia, però devo ammettere che alcune accezioni facilitano la comprensione della realtà manifesta.
E’in questa c’è una visione grandiosa.
E cioè il mondo accade al di là delle nostre volontà come individui.
Il mondo si farà anche senza di noi e anche mentre si sta facendo non siamo noi a influenzarlo. Vorremmo fosse diverso , ma tutto va nella direzione prestabilita.
E’ difficile comprenderlo facendo esperienza pero l’evidenza è:
Non abbiamo nessun potere per poterlo cambiare! Ci resta solo la possibilità d’ osservare con consapevolezza.
Sembra una cosa difficilissima capirlo solo perché le persone intorno a te vanno nella direzione opposta. O cosi a te pare.
Immagina adesso per un istante…se tutti vivessimo cercando di agire senza ricercare il piacere dei sensi ma seguendo solo l’ istinto distaccato dai sensi , se ogni azione fosse mossa dal “flusso” e noi ci limitassimo ad osservare?
Chi avremo intorno? Come sarebbe il mondo che abbiamo intorno?
Saremo la stessa persona che passa una vita cercando di costruire “cose” o vivremo continuamente il momento presente senza difficoltà ?
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