16 Atarassia, follia e saggia dipendenza.
Atarassia
È un termine molto ambiguo e forviante.
In campo medico può venir utilizzato per definire genericamente una condizione di evidente mancanza di legami emotivi con l'ambiente e le persone che circondano il paziente, il quale si presenta in affezioni psichiatriche come la schizofrenia.
E’ buffo come le condizioni psichiatriche fuori dalla norma si avvicinano paradossalmente alla saggezza anche in campo linguistico.
Questa parola però nasce in campo filosofico, deriva dal greco antico e la traduzione letterale sarebbe”assenza di agitazione”.
Nella pratica dello yoga viene in mente il sutra più noto di Patanjali, ovvero il 1.2 “ lo yoga è lo stato di cessazione del chiacchiericcio mentale”.
Atarassia identifica l ‘Imperturbabilità: termine usato dalle scuole filosofiche degli epicurei e dagli scettici per indicare quello stato di perfetta tranquillità e serenità d'animo, raggiunto dal saggio una volta libero dalle passioni.
Visto nella sua accezione di stato d’animo individua quindi una condizione di benessere e si contrappone alla situazione di “marasma”, il caos che imprigiona l’uomo schiavo delle passioni e dei sensi.
Vediamo quindi che il problema della morale alla quale si lega questo termine è molto antico. Siamo infatti ai tempi di Socrate quando ritroviamo la risoluzione del problema fondamentale della condizione umana nella ricerca della eudaimonia, ovvero stato di benessere e serenità spirituale.
Più avanti nel tempo, in epoca Romana il concetto di Atarassia evolve, o meglio diventa più chiaro come ricetta comportamentale (praxis) finalizzata al conseguimento della felicità intesa come imperturbabilità dell'animo Virtuoso (sapiente in quanto razionale).
Potremo dire quindi che la persona saggia è virtuosa, la sua saggezza è nella capacità di relazione comportamentale con il prossimo e non nella capacità d’isolamento.
L’allontanamento dalla società rende forse più facile la condizione di distacco per il saggio, ma questo non esclude quindi che virtuoso e saggio sia anche colui che è apparentemente immerso nel caos frenetico della vita moderna.
Oggi la gente cerca la serenità facendo ritiri spirituali, vacanze lontano dal caos e immersi nella natura, percorsi di purificazione, percorsi di consapevolezza, viaggi nelle mecche spirituali e via dicendo.
Allontanarsi dalla società temporaneamente, dal trambusto quotidiano per trovare pace e’ una strada utile? Funziona?
A detta di molti si, in quanto quando si torna alla vita di tutti i giorni ci si sente rigenerati e con nuove e fresche capacità di gestione delle sfide quotidiane.
E se invece fosse solo una nuova dipendenza? Un ulteriore attaccamento?
Ricapitolando, le massime espressioni filosofiche nate dall’uomo identificano la persona più felice di tutti nel saggio, nel virtuoso libero. Che vive nella felicità al di là della vita che gli scorre addosso. E’ felice “ da dentro” perché esserlo da fuori è solo illusorio.
Nel momento che la sua serenità d’animo dipende da qualcosa di esterno allora non è più un saggio, è solo confuso.
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