20 Mi rinchiudono nello Yoga come Emy nella prosa.
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Mi rinchiudono nello Yoga come Emy nella prosa.
Lo yoga e la letteratura nel mio cammino si incrociano spesso.
Un po di tempo fa, ho scoperto in modo buffo, la poesia della più grande autrice americana vissuta nel 1800: Emily Dickinson.
Son da sempre attratto dagli scrittori classici del 8/900 ma sinceramente mi son sempre considerato ignorante per quanto riguarda la poesia.
A parte qualcosa della Merini di Ungaretti e di Saba non conoscevo molto.
In quel periodo stavo leggendo un bellissimo romanzo classico.
Scritto di una leggenda della letteratura inglese : Charles “Dickens”!
Il romanzo in questione è quello che narra la vita straordinaria di “ David Copperfield”.
Giravo tra gli scaffali della libreria, e come spesso accade stavo cercando una seconda edizione di questo romanzo. Non so perché ma ho questa mania strana di comprare più edizioni dello stesso libro se mi sta coinvolgendo molto nella lettura.
Non lo faccio per confrontare le edizioni o le traduzioni, piuttosto solo per sottolineare a me stesso come sia importante quella lettura.
Comunque… fatto sta che mentre scorro la lettera “D” mi fermo su un volume pensando di aver letto “Dickens” quando in realtà c’era scritto “Dickinson”.
Aprii una pagina a caso, lessi poche righe, mi bastarono per capire di aver sbagliato autore.
Ma soprattutto mi bastarono per far scattare il colpo di fulmine per Emily Dickinson!
Da allora Emy (oramai la chiamo così come fosse una sorella) è una lettura quotidiana.
È raro che ci sia un giorno in cui non leggo e rifletto su almeno un paio delle sue poesie.
Ma cosa c’entrano le sue poesie con la pratica dello Yoga ?
Tanto.
Praticare Ashtanga Yoga per anni è un viaggio profondo. E’ una pratica ripetitiva, fatta di gesti che impariamo a memoria. Dopo un po quei gesti, questi movimenti coordinati al respiro, la tenuta statica delle pose, i mantra, tutto va oltre la memoria.
La pratica si scioglie nella nostra fisicità soggettiva. Non c’è più bisogno di ricordare qualcosa, il corpo sa già cosa fare.
È simile, il processo di cui parlo a quanto accade nell’Arte. Un artista a un certo punto non esegue più la sua tecnica, ma semplicemente diventa lui stesso parte del gesto che esegue.
Molti praticanti non lo riescono a tradurre, ma questo stato unitivo che possiamo a volte percepire, altro non è che il tanto decantato stato di Samadhi di cui parla Il nostro Patanjali negli yoga sutra.
È la condizione in cui tutto diventa “evidente”, limpido!
E non importa che serie stiamo eseguendo, non è qualcosa che riguarda il corpo, lo spazio o il tempo. È il motivo sottile che spiega perché da anni continuiamo a fare questa pratica.
Non è detto inoltre che sia una condizione che riguarda solo chi pratica da tanto.
A volte ci sono praticanti portati per la “concentrazione “ che in breve fanno esperienza di questa condizione di pace profonda.
Certo, la pratica non è sempre rose e fiori !
Anzi forse solo una su cento porta a questa condizione di perfetta beatitudine e chiarezza.
La maggior parte delle volte è una via di mezzo!
Spesso la pratica è in salita, faticosa, noiosa, ripetitiva. A volte ci sentiamo distanti.
I pensieri esterni disturbanti si accavallano tra gli asana. Siamo deconcentrati e a fine pratica non riusciamo nemmeno a rilassare i muscoli come vogliamo.
La pratica è sempre quella ma l’effetto non è mai lo stesso.
Perché noi siamo diversi ogni giorno, noi siamo “il mondo”che abbiamo visto e vissuto quel giorno.
Ogni cellula del nostro corpo è colma dei pensieri che abbiamo prodotto, la pratica li mette lì davanti alla nostra coscienza.
La lettura dei versi di Emy è la stessa cosa.
Le parole rimangono le stesse ma in virtù di come è “accordata” la mente assumono un significato diverso.
Alcuni giorni anche le poesie più profonde non mi dicono nulla, le leggo sterili, vuote, ermetiche.
Altri giorni invece diventano profonde come se le sentissi pronunciate da lei che mi sta accanto.
La perfezione della sua Poesia è qui! Nella capacità di essere limpida solo se lo è anche la mente del lettore.
Alcuni giorni i versi di una poesia o gli asana di una pratica riescono a rispondere precisamente a tutte le domande esistenziali che mi pongo. Ma la risposta non è intellettuale, non è esplicativa razionalmente. È una risposta che muove un intuizione, la stessa risposta che non ammette repliche perché tutto è diventato evidente.
La pratica dello yoga, soprattutto quando è solitaria fa emergere la sua massima potenza.
Sicuramente è bello praticare in gruppo, è motivante, aiuta a creare disciplina, però è sempre un surrogato.
Nonostante ci abbiano spesso venduto lo Yoga in condivisione, insieme siamo più energia, o leggerezze simili….questa pratica realmente eccelle nella solitudine del tuo respiro.
Meno c’è meglio è!
Anche l’insegnante va bene se ogni tanto c’è, ma da soli è ancora meglio.
Adoro questa poesia di Emy perché la sento veramente affine ai praticanti yoga :
“Mi rinchiudono nella prosa –
come quando da bambina
mi mettevano nello stanzino –
perché mi preferivano «tranquilla» –
Tranquilla! Avessero potuto sbirciare –
vedere come frullava – la mia mente –
Potevano con simile astuzia chiudere un uccello
a tradimento – nel recinto –
Basta che lui lo voglia
e libero come una stella
guarda dall’alto la prigionia –
e ride – Io non facevo altro –“
Se sostituiamo la parola “prosa “ con “yoga” abbiamo una perfetta descrizione di ciò che ritroviamo spesso nel nostro viaggio da praticanti.
Ci mettiamo nello “stanzino” della nostra pratica, la mente ci vuole imbrigliare ma con astuzia possiamo uscire dal nostro recinto, dal nostro corpo e vederci dall’alto liberi dalla prigionia della quotidianità che spesso opprime.
Una poesia è una cosa semplice, la pratica lo stesso.
È la semplicità che rende evidente la verità dietro le domande più complesse che la nostra mente impone.
Non abbiamo bisogno di possedere qualcosa o di qualcuno che ci rassicura in merito alle preoccupazioni quotidiane. Non serve là quantità e la sovrabbondanza che giornalmente cerchiamo. È tutto molto più semplice, può bastare l’ascolto sincero del nostro respiro o poche parole messe nel modo giusto per toccare la felicità.
È quando smettiamo di lottare controcorrente con un eccessiva razionalità che non c’è nemmeno bisogno di aspettare una risposta.
Perché appare chiaro che noi solo siamo quella risposta.
Buon viaggio a chi pratica da anni come a quanti hanno iniziato l’altro ieri, e anche a chi ancora non ha iniziato. Fatevi rinchiudere nello yoga come Emy nella prosa.
Buona pratica.
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